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Alimentazione e Salute
Science Generation ha intervistato tre specialisti europei della
nutrizione sui problemi di salute legati all'alimentazione sia nei loro paesi
(Francia, Italia e Svezia) che a livello comunitario.
E' ormai un dato di fatto, ci dicono, che l'obesità e, più in generale, le
malattie associate a squilibri alimentari sono in crescita. Le persone consumano
sempre più calorie, a fronte di una diminuita attività fisica. Nei tre paesi
citati sta comunque crescendo la consapevolezza dei pericoli associati alle
cattive abitudini alimentari, grazie anche alle campagne informative promosse
dall'autorità pubblica. L'Europa è aiutata, in un certo senso, dall'esempio
americano, poiché nel nuovo mondo le conseguenze dei disequilibri alimentari si
sono fatte sentire molto prima. E, chiaramente, la stessa situazione è destinata
a replicarsi in Europa nel giro di dieci o vent'anni, se non verranno adottate
per tempo misure efficaci.
Siamo in un periodo di transizione nel quale dobbiamo imparare a gestire
l'abbondanza di cibo e la tendenza alla diminuzione costante dell'attività
fisica nella vita quotidiana.
Il Professor Nicola Sorrentino è docente di igiene nutrizionale e
crenoterapia presso la scuola di specializzazione di idrologia medica
dell'Università di Pavia.
D.
Quali sono i principali problemi di salute legati all'alimentazione nel Suo
paese?
Professor Sorrentino:
L'obesità è senz'altro uno dei principali problemi in Italia. Fra gli italiani
adulti, 4 milioni sono obesi e 16 milioni in sovrappeso, con un incremento
percentuale del 25% in 10 anni. Gli uomini obesi sono il 9,2% di tutta la
popolazione adulta, mentre le donne sono l'8,8%; inoltre il 42,4% degli uomini
ed il 26% delle donne sono in sovrappeso.
L'obesità è correlata a malattie di tipo cardiovascolare, ipertensione,
ipertrigliceremia, diabete di tipo II, calcoli biliari, difficoltà respiratorie,
osteoartrosi, ecc. Per non parlare dello sviluppo dei tumori legato a squilibri
alimentari.
I problemi di salute diventano ancora più preoccupanti quando tre condizioni,
cardiopatia, ipertensione e diabete si riscontrano nello stesso individuo. Fra
le persone sopra i 18 anni, il 14,8% accusa due delle tre malattie, mentre il 2%
tutte e tre.
D.
Secondo Lei, è possibile affermare che l'obesità ha raggiunto proporzioni
epidemiche nel Suo paese?
Professor Sorrentino:
Sì, possiamo parlare di una "epidemia generale". Basti considerare che il 36% di
tutti i bambini in Italia sono in sovrappeso od obesi per varie ragioni: saltano
i pasti, mangiano merendine, cereali e snack di vario tipo con molto zucchero,
assumono bevande altrettanto zuccherate. Il problema è aggravato dal fatto che i
bambini di oggi sono troppo sedentari: passano molto tempo di fronte al
televisore invece di fare esercizio fisico.
D.
Ci sono categorie di persone che, per età o per condizioni socio-economiche,
sono più a rischio?
Professor Sorrentino:
Condizioni economiche precarie corrispondono quasi sempre ad alimentazioni
povere ed alla mancanza di un'educazione alimentare corretta.
Più in generale, il fatto che molte madri lavorano fuori casa ha un notevole
impatto. Per pigrizia o per stanchezza le donne, per lo più delegate alla
preparazione dei pasti, rientrando a casa dopo una giornata di lavoro, sono poco
propense a passare del tempo davanti ai fornelli, prediligendo - per motivi di
praticità e rapidità - una cucina apparentemente molto semplice che rischia,
alla lunga, di scadere nella monotonia. Sceglieranno sughi già pronti o metodi
di cottura, tipo le fritture, che rispondono sicuramente all'imperativo di fare
in fretta, ma che non fanno bene alla salute.
D.
Oltre all'obesità, quali altri problemi di salute o malattie possono essere
attribuiti ad una dieta sbagliata?
Professor Sorrentino:
Seri problemi alimentari come l'anoressia e la bulimia toccano in modo
particolare le giovani donne italiane. Le adolescenti sono più a rischio. Tra i
15 e 25 anni i disordini alimentari affliggono 65.000 persone, con 8.500 nuovi
casi segnalati ogni anno. Le donne sono 10 volte più colpite da problemi
alimentari rispetto agli uomini. E' più difficile diagnosticare il problema
alimentare nell'uomo. Nella metà dei casi di persone con disturbi alimentari,
non è possibile stabilire una diagnosi precisa.
D.
Come sono cambiate le abitudini alimentari negli ultimi decenni?
Professor Sorrentino:
Le abitudini alimentari sono radicalmente cambiate in Italia negli ultimi 40
anni, per diverse ragioni: sviluppi e progressi dell'agricoltura, trasformazioni
tecnologiche, pubblicità, miglioramento delle condizioni economiche e, oggi,
facilità di accesso a cibi rari e più raffinati.
La malnutrizione non è più un problema nei paesi occidentali. Il problema è,
semmai, la sovralimentazione. Inoltre, l'influenza della pubblicità televisiva è
molto forte. E se riesce a far presa sugli adulti, che dovrebbero rendersi conto
di essere manipolati, immaginiamo che impatto può avere sui bambini!
D.
Qual è la posizione dell'autorità sanitaria riguardo ai problemi di salute
legati all'alimentazione? Vengono organizzate campagne di sensibilizzazione?
Professor Sorrentino:
In termini di costi, l'Italia spende per la sanità 22.8 miliardi di euro
all'anno, vale a dire il 6-7% della spesa nazionale totale. Di questa cifra, più
della metà (65%) è relativa alle spese ospedaliere. Questo per dire che, per
giustificare le migliori abitudini alimentari, non dobbiamo dimenticare la
questione economica, che è un punto molto importante.
Il Ministero della salute ha recentemente proposto la creazione di una
Commissione con lo scopo di raggiungere un accordo con l'industria alimentare e
della grande ristorazione sulle dimensioni delle porzioni alimentari (che
dovrebbero essere ridotte). E' provato che quanto più cibo si ha nel piatto, più
si è portati a mangiare. Le quantità delle porzioni variano tra il nord e il sud
Italia.
Altre iniziative pubbliche hanno come oggetto l'etichettatura. Nel 2003 il
Ministero per le politiche agricole ha emanato un decreto riguardante gli
alimenti e la loro etichettatura: ad esempio, la quantità di caffeina nel caffè
deve essere indicata; i cibi a base di carne devono specificare se si tratta di
maiale, manzo, o pollame; alcuni prodotti surgelati devono riportare la
percentuale di ghiaccio sul peso totale, ecc.
Campagne per incoraggiare la popolazione ad adottare migliori abitudini
alimentari sono organizzate da diverse istituzioni: dal Ministero della salute e
quello dell'Agricoltura, alle Regioni, le Province, i Comuni, oltre che dalle
università e anche da aziende private. Il problema è che non esiste un
coordinamento centralizzato, e neppure obiettivi comuni. Pur essendo uno
specialista, spesso neppure io sono al corrente di tutte le iniziative promosse.
E se non ne sono informati adeguatamente gli esperti, chi lo può essere? C'è
mancanza di comunicazione e coordinamento nelle campagne legate
all'alimentazione.
D.
Il pubblico ha recepito la posizione dei nutrizionisti e delle autorità
sanitarie sui problemi legati all'alimentazione?
Professor Sorrentino:
Grazie ai mezzi di comunicazione, molte persone hanno capito il messaggio
principale: se si mangia bene, si vive più a lungo. Tuttavia, questo messaggio è
arrivato solo a chi legge i quotidiani o guarda la TV e non all'intera
popolazione. In generale, le classi socio-economiche più elevate sono al
corrente del problema.
D.
Quale consiglio darebbe Lei per modificare le cattive abitudini alimentari nel
Suo paese?
Professor Sorrentino:
Sono stato per circa 10 anni il coordinatore di un programma chiamato "Educare
per prevenire" rivolto alle scuole medio-superiori dell'area milanese. Il
programma è stato sviluppato con il patrocinio della Provincia di Milano,
Assessorato all'istruzione e con il supporto del provveditorato agli Studi. I
nutrizionisti sono intervenuti con un programma educativo sull'alimentazione
dedicato agli studenti, hanno distribuito un questionario da compilare, ecc. Il
programma ha avuto un ottimo impatto, ma ha anche messo a fuoco che il problema
è a casa, dove non c'è stato né supporto né follow-up ai nostri sforzi. Occorre
educare anche i genitori.
Un altro punto: la pubblicità televisiva che ha come target i bambini è
estremamente dannosa. I bambini fanno pressione sui genitori affinché comprino
gli snack che vengono pubblicizzati..
Ci sono già stati sviluppi positivi come il regolamento sull'etichettatura che
mira ad informare il consumatore su cosa sta acquistando, usando etichette
speciali per la qualità dei prodotti, per prodotti biologici, ecc. Le etichette
sono anche un mezzo per assicurare l'origine del prodotto per alimenti e vini,
come l'etichetta DOC (Denominazione di Origine Controllata).
E' chiaro che abbiamo bisogno di più campagne di informazione: più informazioni
nelle scuole, per arrivare anche ai bambini, poiché è a quella età che
cominciano i problemi di salute legati all'alimentazione. Bisogna educare
famiglie, insegnanti, responsabili scolastici, medici di famiglia, farmacisti,
insomma tutti coloro che vengono a contatto con il pubblico. |
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